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martedì 2 giugno 2020

Commento conclusivo - Step #24


Questo blog è nato dall'intento di scoprire un nesso profondo tra i differenti ambiti in cui può esprimersi il polivalente concetto di artigianato.

A partire dalla sua radice etimologica (Il termine artigianato), la storia di questa attività si sviluppa nel corso dei millenni, intraprendendo molteplici sentieri, tutti culminanti nel nobile ideale del saper fare, che non si traduce in sola capacità manuale (L'importanza della mano), ma nel desiderio di plasmare la realtà che ci circonda e la nostra stessa esistenza (Homo faber fortunae suae), come una mano che lavora con cura un vaso di ceramica al tornio, qui analizzato nel suo complesso funzionamento (L'ingegneria del tornio).

Sarà proprio il filosofo francese Sartre a porre ulteriormente l'accento sulle potenzialità dell'individuo e sulla capacità di modificare la realtà mediante intervento dell'uomo : all'inizio, infatti, egli non è proprio nulla, ma solo un progetto che può realizzarsi appieno per mezzo delle sue scelte e della sua azione nel mondo.


Disegno realizzato da me



L'artigiano, mosso come l'artista dall'amore (prima lettera del mio Abbecedario dell'artigianato ) per la creazione (Artigiano o artista ?), si ripropone con il suo ineccepibile ingegno (fantasiosamente rappresentato da Archimede Pitagorico e l'idea di ingegno) di portare alla "vita" sempre nuove creazioni (Il Demiurgo-Artigiano) simile nel suo atto al Demiurgo platonico oppure al Dio Efesto della tradizione classica (Efesto artigiano) oppure ancora al Dio Khnum, appartenete alla cultura dell'antico Egitto (Il Dio Khnum) nell'atto del poiein, ovvero "fare, creare."
Il cosmo forgiato dal Demiurgo rappresenta infatti un essere vivente ed è equiparato al prodotto di un atto puramente "artigianale", così come Khnum plasmò l'uovo della creazione, donando la vita alle sue creazioni modellandole al tornio con il limo del fiume egizio. Il tema della creazione del vaso è piuttosto ricorrente all'interno del mio blog, come si potrà leggere in seguito.

A causa della comparsa delle corporazioni nel Medioevo (L'artigianato di ieri e di oggi), il ruolo dell'artigiano ha acquisito sempre di più il rilievo che gli compete all'interno della società, ricevendo però un inquadramento filosofico solamente in età contemporanea, tramite la questione della tecnica (Il binomio tecnica-artigianato), dettagliatamente sviluppata dal filosofo tedesco Martin Heidegger.

L'opera dell'artigiano, volta al progresso ed al continuo miglioramento delle condizioni dell'uomo, è stata oggetto di esaltazione nella concezione illuminista del XVIII secolo (Il valore dell'abilità), quando la pratica diviene un requisito fondamentale alla completa comprensione, come chiarito nella celebre Encyclopédie di Diderot, il quale giunse ad affermare che non era in grado di comprendere intellettualmente ciò che non era capace di svolgere appieno nella pratica. Il perseguimento della qualità, motivazione fondante del lavoro dell'artigiano, è a sua volta una questione di azione e di limite all'azione.

John Ruskin, critico britannico del XX secolo, è divenuto testimonial del mio blog, in virtù della sua opera di cancellazione della differenza tra l'artigiano e l'artista, ergendosi a fiero sostenitore dell'attività artigianale nel corso di un XX secolo dominato dalla più brutale industrializzazione.

Anche i compositori musicali del periodo barocco hanno manifestato sempre di più vere e proprie tendenze artigiane (La musica come artigianato), in quanto sempre più desiderosi di avvicinarsi ai gusti del pubblico così da ottenere ingaggi remunerativi e di successo. E' il caso, ad esempio, del noto compositore tedesco Friedrich Handel oppure dell'italiano Antonio Vivaldi.

Il film dal titolo "Niente per caso" testimonia la presenza di questo tema nel mondo del cinema (L'artigianato nel cinema), ma le sue tracce si possono riscontrare anche in numerose pubblicità televisive (L'artigianato si fa pubblicità), in cui è possibile osservare come l'importanza di questa attività emerga attraversa le parole ed i gesti dei loro protagonisti.
Non soltanto le pubblicità televisive, ma numerose piattaforme, quali Youtube, sono ricche di filmati e contenuti riguardanti la vita e l'attività dell'artigiano di tutti i giorni (L'artigianato in video).

Anche la dimensione delle arti figurative ha subito le contaminazioni dell'artigianato, come si può osservare in numerose opere tuttora esposte in numerose mostre italiane (vedere l'intera sezione del mio blog dedicata al Pensare per immagini), così come quella della poesia, come è possibile osservare nel caso della poesia Il fabbro di Rimbaud. Anche io, nel mio piccolo, ho scelto di dedicare al tema suddetto una poesia Gli eroi della ceramica.

Mai quanto ora, tuttavia, l'attività dell'artigiano si è rivelata una risorsa fondamentale per l'economia della nostra nazione (Una risorsa nella lotta al virus), nonostante la terribile crisi economica da cui è stato colpito (La crisi dell'artigianato), con cali della produzione al nord pari a circa il 70% e con una diminuzione del fatturato per i mesi di marzo, aprile, maggio stimata intorno al 25%.
Tuttavia, l'artigianato ha dimostrato nuovamente tutta la sua caparbietà, sollevando la testa dinanzi al problema (Il restauro e la risposta al virus).
In ogni caso, questo settore è ancora oggi tremendamente bisognoso di un aiuto (Un sostegno all'artigianato artistico), al punto che il Tavolo Nazionale, costituito dai soggetti sostenitori della Carta Internazionale dell’Artigianato artistico, ha lanciato un appello al fine di chiedere maggiore sostegno per l’artigianato artistico, un importantissimo patrimonio culturale ed economico che oggi è fortemente a rischio.

Il fondamentale valore dell'artigianato è tuttavia ancora riconosciuto da molti, soprattutto tra i giovani, come il Francesco Lanzino, disposto a compiere il giro della penisola italiana alla continua riscoperta di usi e tradizioni oramai dimenticate (Il giro d'Italia a dorso di un mulo) in una impresa destinata a venire rappresentata in un film - documentario.

C'è chi, tuttavia, predilige le parole ai fatti, come lo scrittore Pietro Citati all'interno del suo saggio L'elogio del dilettante, in cui l'autore si erge in una critica tagliente nei confronti del nostro tempo, accusato di aver sperperato il tesoro di sapienza artigiana accumulato con fatica nel corso dei secoli e di cui, forse, avremmo dovuto prenderci maggiore cura, dimostrando come, nel tentativo di voltare lo sguardo altrove, abbiamo perso la nostra identità.

Pietro Citati non è per certo il solo ad aver esaltato uno dei mestieri più antichi del mondo, bensì illustri esponenti del mondo dello spettacolo, della moda e della letteratura contemporanea hanno espresso la propria solidarietà alla realtà artigianale, evidenziandone il valore. Tra questi Carla Fendi, Francesco Guccini, lo stesso Papa Francesco...(vedere tutti i post de Le parole dei grandi).

E per il futuro ? Le continue innovazioni tecnologiche presuppongono un accordo tra la realtà artigianale ed il complesso mondo dell'automazione (Artigianato e automazione), che sfocia nella formazione degli “artigiani digitali”, in grado di occuparsi di tutto : delle produzioni di tipo ingegneristico, alla più convenzionale lavorazione dei metalli e del legno.
Questa partita, giocata dentro nuovi ecosistemi intelligenti, consentirà allora di coniugare la domanda di identità delle tradizioni artigianali con la loro necessità dell’innovazione.

Lasciando spazio a fantasie utopistiche, si potrebbe pensare ad un futuro, più o meno remoto, che condurrebbe il comune artigiano dalla bottega all'industria hi-tech (L'utopia dell'artigianato) con la creazione dei cosiddetti "smart handicraft", oggetti intelligenti e performanti e l’apporto di professionisti della comunicazione in grado di dare impulso al rinnovamento dei prodotti ed ai modi di vendere, facendo acquisire sempre più visibilità alle creazioni artigianali.
Permettendo alla nostra fantasia di viaggiare ancora per un po', è possibile persino pensare ad una serie TV (The Young Artisan) ambientata nella realtà post-coronavirus ed in grado di mostrare l'importanza dell'abilità e della passione nell'attività dell'artigiano, il cui protagonista scoprirà per la prima volta la sua innata passione...

Un futuro, naturalmente, nel pieno rispetto dell'ecologia (Artigianato eco-friendly) attraverso il riciclo e la creazione di prodotti plastic-free, non trascurando quindi una rivalutazione etica dell'attività dell'artigiano (Le implicazioni etiche dell'arredamento), soprattutto al giorno d'oggi, quando la linea di demarcazione tra una scelta corretta ed una sbagliata è divenuta sempre più sottile.
Si può considerare giusto tramutare la vita di animali in oggetti di arredamento ? Questo e' l'interrogativo che mi sono posto all'interno di uno degli step del blog...

In conclusione, è necessario attribuire valore non soltanto a quanto dovrà ancora accadere, ma anche a ciò che è già avvenuto, a dimostrazione di quanto la dimensione della memoria (tema fondamentale anche delle lezioni del corso) rivesta un ruolo fondamentale in questa attività, come si può leggere in (L'artigianato come strumento di memoria) e (Il valore del ricordo).




Mappa concettuale - Step #23







Parole - chiave della mia mappa concettuale : 


domenica 31 maggio 2020

The young artisan - Step #22

  • Prima puntata della serie TV "The young artisan" - L'incontro

Rodolfo, artigiano torinese di mezza età, si occupa della produzione di vasi in ceramica all'interno della sua modesta bottega. Cammina pensieroso lungo le vie della città con il corriere sotto il braccio. Il coronavirus ha dimezzato i guadagni della sua piccola impresa e la mancanza di risorse lo ha costretto a licenziare gran parte di coloro che collaboravano con lui, gettando nella disperazione le loro famiglie.

Tuttavia, non ha alcuna intenzione di rinunciare all'attività che coltiva da anni e che il padre gli ha tramandato con tanta passione. Solleva quindi la saracinesca della sua bottega per completare la preparazione in vista della riapertura, ma viene avvolto da profondo sconforto. E' infatti solo, con una attività al collasso da proseguire. Come potrà mantenere nuovamente i suoi dipendenti, dopo questa grande crisi ? Mentre elabora queste riflessioni, un ragazzo, incuriosito, allunga lo sguardo all'interno della bottega, per poi allontanarsi a passo svelto. Rodolfo lo nota e segue il ragazzo con lo sguardo.
Una volta girato l'angolo, questo scompare.
Rodolfo, deciso a saperne di più, lo segue e, dopo qualche passo, ha davanti a sè una scena inaspettata : il giovane è tenuto per il collo da alcuni suoi coetanei con aria minacciosa..


  • Seconda puntata della serie TV "The young artisan" - La consapevolezza


Rodolfo decide allora di intervenire, paventando di chiamare la polizia, facendo così allontanare i giovani. Il ragazzo si chiama Matteo, ha 17 anni ed è quotidianamente vittima di bullismo, tanto che ha scelto di non frequentare più la scuola. Rodolfo si rassicura delle sue condizioni di salute, portandolo con sè all'interno della bottega e porgendogli un bicchiere d'acqua.
In particolare, Matteo è attratto da un vaso in ceramica riposto su uno scaffale. Rodolfo gli domanda la ragione di questo particolare interesse e Matteo risponde che quel vaso gli riporta alla memoria lo stesso vaso in cui sua nonna era solita riporre le rose che raccoglieva nel giardino che si trovava sotto casa.
Racconta, inoltre, che l'attività dell'artigiano ha sempre esercitato grande fascino su di lui e che questa viene spesso sottovalutata.
Il ragazzo scoppia in lacrime, ripensando a quanto accaduto pochi minuti prima del suo incontro con Rodolfo, il quale gli permette di realizzare un vaso al tornio.
Matteo si dimostra sin da subito particolarmente abile e Rodolfo percepisce in lui un enorme potenziale. Tra i due vi è immediatamente uno sguardo di intesa, destinato a cambiare per sempre  la vita di entrambi...



  • Terza puntata della serie TV "The young artisan" - La scelta

Rodolfo si avvicina a Matteo, riferendogli di non aver mai visto, nel corso di tutta la sua vita, un ragazzo così abile nella lavorazione al tornio. Matteo è sorpreso da queste parole e, nostalgicamente, accarezza la sua prima creazione, plasmata con grande amore, quasi si trattasse di una nuova vita.  Il ragazzo comprende che non può abbandonare la scuola, i suoi genitori non glielo permetterebbero, deve ancora completare il suo percorso di studi.
Nel mentre, una signora si affaccia all'interno della bottega rimasta aperta, rimarcando la bellezza della creazione di Matteo, elogiandola. Lo stesso farà un altro signore subito dopo, e subito dopo un altro...
Rodolfo ha un'idea : Matteo potrebbe raggiungerlo ogni pomeriggio nella sua bottega, al termine delle lezioni. Non potrebbe, soprattutto in queste condizioni, garantirgli uno stipendio, ma sarebbe di certo un buon inizio. Matteo accetta entusiasta la proposta di Rodolfo, accennando un abbraccio, per poi ritrarsi...
In questo modo Matteo collaborerà alle attività dell'impresa per molti mesi, coniugando scuola e lavoro pomeridiano. Le sue doti eccezionali migliorano di giorno in giorno, facendosi presto riconoscere per i suoi prodotti in tutta la città di Torino, tanto da attirare l'attenzione di un facoltoso acquirente, che raggiunge la bottega di Rodolfo per un accordo. Ha infatti intenzione di finanziare l'attività del giovane artigiano, acquistando e rivendendo successivamente i prodotti da lui realizzati.
Grazie al denaro guadagnato, Rodolfo ha la possibilità di assumere nuovamente tutti i suoi dipendenti e di garantire un futuro radioso al giovane.


venerdì 29 maggio 2020

Le implicazioni etiche dell'arredamento - Step #21

Ragionare intorno al tema dell'etica è di importanza fondamentale, soprattutto al giorno d'oggi, quando la linea di demarcazione tra una scelta corretta ed una sbagliata è divenuta sempre più labile.

Nell'ambito dell'artigianato, in particolare, il mondo dell'arredamento merita di essere sottoposto ad una attenta rivalutazione etica. Ad esempio, una pelle di pecora utilizzata per riscaldare i nostri freddi inverni e rendere più bello il nostro divano può ritenersi un acquisto giusto
Quasi sicuramente no, sia per un risvolto animalista, sia ambientale a causa della concia (quasi sempre) chimica, sia per una questione salutista perché le sostanze usate potrebbero essere rilasciate e inalate :


Fodera in pelle di pecora



Circa tre anni fa, visitando una nota fiera dell'arredamento, ho visto un banchetto posizionato in un angolo defilato rispetto a tutti gli altri stand. Ho iniziato a discutere con la signora che vendeva alcune fodere in pelle di pecora, chiedendole come mai non avesse più le coperte degli anni passati e lei ha risposto che preferiva puntare su prodotti più facili da vendere.

Da una parte, quella era l’occasione per acquistare la pelle di un animale adulto lavorata senza chimica e quella pecora avrà per certo fatto parte di un ecosistema naturale, dove esistono un pascolo e un’agricoltura non intensiva che rispetta l’equilibrio ambientale.
Infine, so che non avrei acquistato un prodotto proveniente da paesi che non hanno regole a favore dell’ecologia.

D'altra parte, in questo modo avrei portato a casa la "carcassa" di un animale privato della sua libertà per diventare oggetto di arredamento, atto eticamente deprecabile.

In conclusione, ho acquistato la pelle di pecora. Con la consapevolezza che è difficile scegliere di essere eticamente corretti in questo mondo contraddittorio. Credo che la cosa migliore sia essere onesti: l’onestà di ritenersi eticamente scorretti più o meno sempre, in quanto con il nostro sistema di vita abbiamo danneggiato il mondo intero.

Credo però in soluzioni che alterano meno possibile gli equilibri ambientali come l’artigianato, il Made in Italy che controlla le sostanze immesse sul mercato, la microeconomia e l’industria che rispetta le regole a favore dell’ecologia, perché fortunatamente anche questa esiste ancora.


Per saperne di più : 


martedì 26 maggio 2020

Il binomio tecnica - artigianato - Step #18

Il tema della tecnica (di cui l'artigianato rappresenta uno dei modi di espressione della stessa) ha sempre interessato il mondo della filosofia, soprattutto quella contemporanea .
In particolare, il filosofo tedesco Martin Heidegger, vissuto nel XX secolo, riconobbe il ruolo che la tecnologia gioca nel plasmare il modo di stare al mondo dell’essere umano.

Martin Heidegger



Secondo il filosofo, per accedere all'essenza vera e propria della tecnica, non possiamo limitarci a considerare i singoli strumenti tecnologici, di cui si serve quotidianamente l'artigiano, ma è necessario accostarsi alla questione con un nuovo spirito critico. Heidegger inizia con il chiedersi quale sia l’essenza della tecnica, affermando :

"La tecnica non si identifica con l’essenza della tecnica. Non possiamo quindi esperire veramente il nostro rapporto con l’essenza della tecnica finché ci limitiamo a rappresentarci la tecnicità e a praticarla. L’essenza della tecnica non ha nulla a che vedere con lo strumento."

Secondo Heidegger, la tecnica si può definire come un modello di conoscenza, una particolare modalità di rivelazione. Ma essa non è solo una modalità del conoscere, ma un vero e proprio modo di stare al mondo. La capacità di plasmare il reale è quindi requisito fondamentale.


Artigiano che lavora un vaso al tornio

La tecnica consiste quindi nella precisa modalità con cui il raziocinio umano oggettiva tanto gli enti, quanto l’essere, al fine di manipolare entrambi secondo l’orizzonte dello sfruttamento. Non coincidendo con i prodotti sperimentali delle scienze, l’essenza della tecnica si avvicina così pericolosamente al nichilismo

Queste osservazioni convergono finalmente in una presa d’atto essenziale: la tecnica può essere, contemporaneamente, sia un modo del disvelamento della verità dell’Essere, sia il totale annichilimento del senso che l’Essere stesso è in quanto Verità. Attraverso la propria attività, ogni artigiano diviene protagonista del disvelamento della verità ed, al contempo, della sua distruzione.
L'artigiano deve assumersi definitivamente la responsabilità delle sue scelte, consapevole della dilaniante tensione tra le due.


Per saperne di più in merito :







lunedì 25 maggio 2020

Dalla bottega al design hi-tech: l'utopia dell'artigianato - Step #19

Lavoriamo di immaginazione (forse non troppa) e proviamo a prospettare, in chiave puramente utopistica, il futuro del mondo dell'artigianato. Che cosa potremmo vedere ? L'artigianato di questo ipotetico futuro sarebbe davvero tanto diverso da quello attuale ?

Questo argomento è stato analizzato approfonditamente, nei termini dei limiti dello sviluppo, nel post che troverete qui: https://f272782.blogspot.com/2020/05/i-limiti-dello-sviluppo-step-15.html.

In una realtà dominata dall'utopia e dal sogno, potremmo assistere ad una radicale mutamento del ruolo dell'artigiano, non più semplice lavoratore di bottega, ma vero e proprio “maker" (termine inglese che significa "creatore"), una nuova figura di artigiano digitale che combina il fare manuale con le tecnologie più moderne. Attribuire un valore differente alle competenze artigiane è una delle scommesse per il futuro dell’economia, sostenuta da Stefano Micelli, docente di economia presso l'università Ca’ Foscari di Venezia, all'interno del suo libro "Futuro artigiano".



Copertina del libro "Futuro artigiano" di Stefano Micelli




Produrre, riparare e riciclare oggetti è parte della filosofia degli artigiani del futuro. L’artigiano innova dunque attraverso gli strumenti del suo lavoro, nuovi materiali e modi di lavorare. Il suo lavoro non è più quello custodire acriticamente il passato, ma sapersi rinnovare e accettare le sfide delle moderne tecnologie.

La strada da percorrere verso questo traguardo è ancora piuttosto lunga, ma progetti sperimentali in atto confermano che l’evoluzione del saper fare tradizionale attraverso gli strumenti tecnologici contemporanei è una strategia che può declinarsi in più modi.

Se si considera il rapporto di collaborazione tra designer e artigiani in una realtà utopistica, l’apporto dei professionisti della comunicazione darebbe un incredibile impulso al rinnovamento dei prodotti ed ai modi di vendere, facendo acquisire sempre più visibilità alle creazioni artigianali. Un esempio lampante è quello della giovane azienda Hands on design, che lavora con artigiani e designer italiani e giapponesi.


Smart handicraft - Ricarica cellulare


Il sogno di questa impresa, promotrice dello sviluppo dell'artigianato nel mondo, è creare bellezza costruendo un ponte tra design e alto artigianato, realizzando una serie di oggetti senza tempo. Con l'evoluzione delle nuove tecnologie, sarà infatti possibile produrre oggetti in grado di resistere ai secoli senza deteriorarsi.

Un esempio è quello riportato nell'immagine sopra, dove si può scorgere uno smart handicraft, cioè oggetti ibridi che integrano elementi tecnologici, intelligenti, costruiti con materiali durevoli e riciclati. Si tratta in particolare di un ricarica - cellulare.
Quando riapriremo gli occhi, sarà davvero così ?


Per saperne di più :




sabato 16 maggio 2020

L'abbecedario - Step #17


Ecco qui l'abbecedario completo dei termini inerenti al tema del mio blog :

  • A : Amore
  • B : Bottega
  • C : Corporazione
  • D : Design
  • E : Emozione
  • F : Fabbro
  • G : Grezzo
  • H : Hobby 
  • I : Impresa
  • L : Lavoro
  • M : Manualità
  • N : Niello
  • O : Ornamento 
  • P : Progetto
  • Q : Qualità
  • R : Risorsa
  • S : Scultura
  • T : Tornio
  • U : Utensile
  • V : Valore
  • Z : Zelo

mercoledì 13 maggio 2020

John Ruskin testimonial - Step #16

Nell'ambito del blog, quale personaggio storico può assumere meglio il ruolo di vero e proprio rappresentante della realtà dell'artigianato se non John Ruskin, scrittore, pittore e critico d'arte britannico vissuto nel XIX secolo ?

Egli, infatti, divenne uno dei maggiori portavoce della necessità di rivalutare il ruolo dell'artigianato  nei confronti della progressiva industrializzazione e della produzione in serie, che avevano determinato l'abbassamento dei costi, ma anche un generale scadimento del gusto estetico.

Ruskin, nel corso della propria opera, estese e qualificò notevolmente il concetto di “arte”, in una nuova accezione, che includeva ora tutti gli oggetti prodotti dall'uomo, inserendo nella categoria anche quelli puramente manifatturieri.
Cancellò quindi la differenza tra artista e artigiano, espandendo questo caposaldo all'intera cultura materiale.

John Ruskin

Egli sosteneva che, oltre a conservare gli oggetti materiali e tangibili, era necessario conservare anche le qualità morali che gli oggetti comprendevano come segno del passaggio dell'uomo sulla terra. L'essere umano, a detto dello stesso Ruskin, ha lasciato un segno dei suoi valori ed un messaggio di civilizzazione a tutte le generazioni future. Da qui discende l'importanza dell'artigianato, che deve essere valorizzato al fine di garantire la memoria delle tradizioni e degli usi degli uomini, in quanto prova della sua esistenza.

Per maggiori informazioni al riguardo :







Artigianato e automazione : un accordo per il futuro - Step #15

Che cosa attende il mondo dell'artigianato nei prossimi 40 anni ? Si potrà davvero parlare di una realtà manifatturiera ? Risulta molto complesso elaborare una risposta soddisfacente alla questione, ma è di certo possibile compiere alcune previsioni in merito.

Il Rapporto sui limiti dello sviluppo, commissionato al MIT dal Club di Roma, fu pubblicato nel 1972 da Donella H. Meadows, Dennis L. Meadows, Jørgen Randers e William W. Behrens III.
In esso, sulla base di una simulazione svolta al computer World3, vengono predette le conseguenze della continua crescita della popolazione sull'ecosistema terrestre e sulla sopravvivenza della specie umana. A causa dell'evoluzione delle nuove tecnologie, gran parte dei mestieri attuali sarà soggetta a drastici mutamenti, con il crescente dominio dell'automazione a danno della manodopera umana.

Soprattutto nel settore alimentare e dell’abbigliamento è opinione diffusa che la qualità del prodotto fatto a mano sia nettamente superiore rispetto a quello realizzato in serie, in termini di bellezza, creatività, design ed eleganza.
D'altra parte, il prodotto industriale viene realizzato in tempi minori ed in quantità maggiori. E il beneficio per il cliente si traduce in prezzi più accessibili. Grazie alle macchine automatiche, si possono riprodurre in serie i livelli qualitativi di molti prodotti artigianali, fornendo un raccordo indispensabile con le incessanti le richieste del mercato moderno, rendendolo preferibile alla produzione umana. Ma è realmente necessario che uno prevalga sull'altro ?

Immagine simbolica del rapporto uomo - tecnologia


E' possibile trovare un accordo che permette la "convivenza" della manodopera umana e le nuove tecnologie : gli “artigiani digitali”.

L’artigianato in Italia ha vissuto un momento di forte crisi negli ultimi anni dettato principalmente dall’abbattimento dei costi e dalla mancanza di risorse umane.
I nuovi artigiani digitali si occupano di tutto : delle produzioni di tipo ingegneristico, alla più convenzionale lavorazione dei metalli e del legno.
Siamo quindi di fronte ad una totale ridefinizione del lavoro industriale e dei servizi, con una convergenza tra artigiani e grandi imprese.

 Il mondo del digitale permette di aprire la catena del valore industriale al mondo dei Maker (così come vengono chiamati) grazie alla sempre maggiore ‘sartorialità’ delle produzioni. Stiamo andando incontro a un futuro in cui il lavoro sarà caratterizzato dall'artigianalizzazione più spinta dell’opera del lavoratore industriale. Questa partita, giocata dentro i nuovi ecosistemi intelligenti, consentirà allora di unire la domanda di identità delle tradizioni artigianali con la progettazione dell’innovazione.

Per saperne di più :


venerdì 8 maggio 2020

Il giro d'Italia a dorso di un mulo - Step #14

Un viaggio di ben 2.500 chilometri per salvare le tradizioni d’Italia e quegli antichi lavori familiari ai più anziani e sconosciuti per i più giovani: come il fabbro di bottega, il bracciante e l’allevatore.

“Incontrerò personalmente questi professionisti dell’artigianato, regione dopo regione, dalla Sicilia al Piemonte”, precisa Francesco Paolo Lanzino, 26 anni, che il 29 marzo sarebbe dovuto salire in sella alla sua mula per lasciare i monti palermitani per 6 mesi on the road su e giù per l’Italia. Lo scopo del viaggio è chiaro: “Da chi difende ancora gli antichi mestieri riceverò una testimonianza della cultura non scritta che non deve scomparire ma deve essere riscoperta all’interno di un contesto moderno”.

Questo progetto, nato già nel 2016, diverrà un film-documentario “capace di dare risalto a una realtà dimenticata, a un’Italia rurale, raccogliendo le testimonianze dei protagonisti di quel mondo prima che vadano perdute per sempre”, aggiunge il giovane Francesco.


La locandina del progetto

Francesco ha in mente l’esempio di Gratteri, un piccolo paesino sulle Madonie poco fuori Palermo e famoso per l’antica tradizione dei telai. In passato tramandata di generazione in generazione, ma che oggi si è persa del tutto: “I telai sono appesi alle pareti. Ora nessuno non solo non li usa, ma non è neanche più in grado di montarli. Se si perdono queste tradizioni, per rimparare la tecnica ci vorranno anni”. Da qui nasce la sua sfida al mondo di oggi, vissuto davanti al computer.

“I giovani – aggiunge Francesco – piuttosto preferiscono rimanere disoccupati che avvicinarsi a mestieri come quello dell’allevatore o dell’agricoltore. Lo vedo quando d’estate vado a lavorare nei campi. Perché oggi un’esperienza all’estero vince sempre su una nei campi”. Eppure cresce l’esigenza di una società più green, “esattamente come quella di qualche anno fa”.


Per maggiori informazioni :




mercoledì 6 maggio 2020

L'ingegneria del tornio - Step #13

Come riporta il titolo stesso di questo blog, il legame tra il mondo dell'artigianato e quello dell'ingegneria è molto più stretto di quanto si possa comunemente credere. A riprova di questo, il tornio  può essere considerato l'elemento di congiunzione tra queste realtà apparentemente distanti.

Tornio risalente al 1918

La struttura di base di un tornio per la lavorazione dei metalli è generalmente la seguente: un complesso formato da un motore elettrico che trasmette il moto di rotazione ad un elemento circolare sul quale è posto un mandrino.

Analizziamo questo strumento da un punto di vista ingegneristico :

Il mandrino non è altro che un dispositivo meccanico che tiene fermo o trascina qualsiasi pezzo in lavorazione, che svolta in più modi. Ad esempio, se il rapporto tra lunghezza e diametro del pezzo è inferiore a 1 si esegue la lavorazione a sbalzo, cioè usando le ganasce del mandrino e la flessione massima che si ha nel capo opposto è pari  a :



{\displaystyle f={\dfrac {1}{3}}\cdot {\dfrac {F_{\bot }\cdot L^{3}}{E\cdot J}}}


Dove  è la forza perpendicolare al pezzo in rotazione,  il modulo elastico del materiale e  il momento d'inerzia rispetto all'asse. Invece, se :

 {\displaystyle 1\leq {\dfrac {L}{D}}\leq 5}


si effettua la lavorazione aggiungendo una punta nel capo opposto al mandrino e la flessione massima si ha che :


{\displaystyle f\approx {\dfrac {1}{107}}\cdot {\dfrac {F_{\bot }\cdot L^{3}}{E\cdot J}}}

Nell'ultimo caso, se si ha che:

 {\displaystyle {\dfrac {L}{D}}\geq 5}

il pezzo viene montato tra la punta e quella opposta, così che la flessione massima è pari a :




{\displaystyle f={\dfrac {1}{48}}\cdot {\dfrac {F_{\bot }\cdot L^{3}}{E\cdot J}}}


Oltre al mandrino, vi sono un rigido bancale provvisto di due guide parallele sulle quali scorrono un carrello su cui è montata la torretta portautensile e un sostegno da contropunta che ha la funzione di sorreggere il pezzo in lavorazione.

Per saperne di più :




mercoledì 29 aprile 2020

L'artigianato di ieri... e di oggi - Step #12

 L’artigianato italiano moderno affonda le sue origini nel passato, soprattutto nel Medioevo, quando si registrò il grande sviluppo economico dei comuni. Gli artigiani che lavoravano la carta, i tessuti, i metalli, il legno, la ceramica si tramandarono per secoli i segreti del mestiere. Ancora oggi gli artigiani italiani sono in grado di produrre oggetti di altissima qualità, apprezzati ed esportati in tutto
 il mondo. Nel Medioevo, ogni artigiano aveva una propria bottega, possedeva gli strumenti del mestiere e si avvaleva dell’aiuto di uno o due lavoranti e di due o tre garzoni apprendisti. Il laboratorio non superava dunque il numero di sei o sette lavoratori al massimo. Ogni artigiano doveva essere iscritto a una corporazione, ossia un complesso di persone che, svolgendo una comune attività economica, si univano per la tutela degli interessi del proprio lavoro.

Rappresentazione su francobollo
Dopo la decadenza dell’impero romano l’arte vetraria rimase in vita nell’impero bizantino e nella civiltà araba, mentre in Europa riprese la sua importanza soltanto dopo il Mille, concentrandosi soprattutto a Venezia. I vetrai veneziani, influenzati dalle tecniche orientali, si trasferirono nel XIII secolo nella piccola isola di Murano per evitare la propagazione degli incendi che potevano nascere nei loro laboratori.

Murano, in particolare, divenne il maggiore centro vetrario del Medioevo e continuò la sua attività nei secoli seguenti, caratterizzati dalla finezza del vetro e dai colori vivaci.
Ancora oggi Murano è sede di laboratori vetrai i cui prodotti sono famosi in tutto il mondo:

Maestro vetraio


Per saperne di più :

https://it.wikipedia.org/wiki/Artigianato
https://it.wikipedia.org/wiki/Corporazioni_delle_arti_e_mestieri
http://www.tuttostoria.net/medio-evo.aspx?code=104

giovedì 23 aprile 2020

Una risorsa nella lotta al virus - Step #11

In questo momento così difficile, ognuno di noi cerca di fare la propria parte al fine di limitare la diffusione del virus e garantire, il prima possibile, la ripartenza del Paese. A tal fine, anche il mondo dell'artigianato si sta adoperando nel concreto in questa missione.

L'associazione Confartigianato della Spezia evidenzia, infatti, in una nota come "in questo momento di emergenza sanitaria, del tutto straordinaria, il servizio delle lavanderie artigianali sia strategico e significativo nella lotta al Coronavirus."

 Non a caso, nel rapido susseguirsi dei DPCM e DM del Governo, la lavanderia è sempre rimasta tra le poche attività autorizzate ad operare. D'altronde la manutenzione e pulizia completa dei capi di abbigliamento è un servizio decisamente essenziale, specie in un periodo di pandemia, sia nel caso in cui un cittadino non abbia una lavatrice in casa sia che si debba mantenere capi che possono essere lavati solo a secco. Una ricerca voluta da Confartigianato ed eseguita da autorevoli centri di analisi certifica che i livelli di pulizia garantiti da pulisecco artigiane tradizionali, sono molto vicini ad una e vera propria sanificazione. Questi dati evidenziano ancora una volta come sia estremamente importante il ruolo dell'artigianato al giorno d'oggi, nonostante l'enorme crisi che sta vivendo a causa dell'imposto "lockdown".

Per riportare un esempio, l'azienda tedesca Richard Geiss GmbH, tra i leader europei nella produzione dei solventi, ha caricato sul suo sito una nota tecnica di enorme interesse: premesso, infatti, che il COVID-19 è avvolto da uno strato lipidico quindi è sensibile all'etere, al cloroformio e ai solventi, visto che la gran parte delle lavanderie tradizionali sono dotate di almeno una macchina da lavaggio che utilizza dell'idrocarburo clorurato (come il tetracoloretilene) l'azione di lavaggio con queste macchine rende inattivo il virus, trasformando il lavaggio a secco e le lavanderie tradizionali in elementi significativi nella lotta alla diffuzione del COVID-19.

Tuttavia, per i più scettici, Antonella Simone di Confartigianato e Sylwia Oles della Lavanderia Quality Center dichiarano : "E' necessario ricordare alla clientela che le lavanderie sono luoghi di pulizia e non di contaminazione (come si potrebbe erroneamente credere) e che nelle nostre attività, vengono rispettate le indicazioni ministeriali finalizzate a contenere al massimo il rischio legato al Coronavirus e che sono: uso di guanti e mascherina, distanziamento sociale di almeno 1 metro dal cliente al banco, sanificazione quotidiana degli ambienti, delle attrezzature e degli arredi."

Un messaggio forte e chiaro dal mondo degli artigiani : uniti siamo più forti !



Logo Confartigianato


Per saperne di più sull'argomento :







venerdì 17 aprile 2020

L'artigianato nel mondo del cinema - Step #10



La scena è tratta dal film Niente per caso, cortometraggio realizzato dal Consorzio del Vero Cuoio toscano e presentato al Festival di Venezia nel 2016.
Scopo di questo film : esaltare la tradizione dell'artigianato "made in Italy".

Per saperne di più:

https://www.nove.firenze.it/niente-per-caso-un-film-per-raccontare-leccellenza-dellartigianato-italiano.htm

sabato 11 aprile 2020

Pensare per immagini...Step #09

Come è facilmente intuibile, si possono individuare tracce della presenza dell'artigianato anche nella più vasta area delle arti figurative, a riprova di quanto questa attività rivestisse un ruolo di grande importanza anche in tempi assai distanti da noi...

Guardando infatti al periodo Ottocentesco, ci si imbatte in questa rappresentazione pittorica, conservata presso la mostra di Venezia, il cui autore è tuttavia ignoto.

Famiglia al lavoro





In quest'opera si osservano due uomini ed un bambino, probabilmente il padre ed i due figli più piccoli, intenti nella battitura del ferro, in quella che a prima vista si mostra come una bottega.


Fonti di riferimento :





venerdì 10 aprile 2020

Il Demiurgo-Artigiano - Step #08

E' straordinario pensare a come l'essenza della parola-cardine di questo blog faccia la sua comparsa, sebbene "camuffata", in uno dei dialoghi platonici che ha maggiormente influito sull'intera storia della filosofia : vale a dire il Timeo, realizzato intorno al 360 a.C.

Al suo interno vengono dibattuti sostanzialmente tre problemi: quello cosmologico dell'origine dell'apeiron (il principio di tutte le cose), quello fisico della sua struttura, ed infine quello della natura iperuranica. A questi tre argomenti corrispondono altrettante parti in cui è possibile suddividere l'opera, alle quali si deve aggiungere il monologo.





Soffermandoci sul primo di questi tre macro-argomenti, ci si imbatte subito nel termine Demiurgo, ossia il "divino artefice", dotato di capacità creatrice e generatrice, introdotto da Platone per sciogliere il dualismo esistente tra il mondo delle idee e quello delle cose.

Il suo ruolo è quello di "plasmare", ordinare la materia preesistente, puro caos, ad immagine e somiglianza delle Idee. Forma quindi il tempo, immagine mobile dell'eternità, e gli astri, che altro non sono che gli dèi visibili.

Il cosmo forgiato dal Demiurgo rappresenta dunque un essere vivente ed è equiparato al prodotto di un atto puramente "artigianale".
Non a caso è possibile rintracciare riferimenti al termine "artigiano" nello stessa parola Demiurgo, derivante da : δημιουργός (dēmiurgòs, 'lavoratore pubblico'), composto di δήμιος (dèmios, 'del popolo') ed ἔργον (èrgon, 'lavoro', 'opera').

Riporto ora un passo, tratto da una copia del Timeo, in cui quanto appena illustrato trova la sua esplicazione :

Passo tratto dal Timeo





Fonti di riferimento :

https://it.wikipedia.org/wiki/Demiurgo
https://it.wikipedia.org/wiki/Timeo_(dialogo)
http://www.treccani.it/enciclopedia/timeo/








domenica 5 aprile 2020

Il fabbro - Step #07

Palazzo delle Tuileries,
                                                       verso il 10 agosto 1792


Col braccio sul martello gigante, tremendo
D'irruenza e grandezza, fronte vasta, ridendo
Come una tromba di bronzo, con tutta la bocca,
E avvinghiando allo sguardo feroce quel grassone,
Il fabbro parlava con Luigi Sedici, un giorno
Che il Popolo smanioso gli stava intorno,
Strusciando su quegli ori i suoi panni sporchi...

"Oh, tutti gli Infelici, coloro che hanno la schiena
Arsa dal sole crudele, e che vanno, e che vanno,
E a quel lavoro sentono spaccarsi la fronte…
Giù il cappello, borghesi! Questi, sono gli Uomini!
Siamo Operai, Sire! Operai! Siamo per i nuovi
Tempi grandiosi in cui si cercherà di sapere,
In cui l'Uomo costruirà dal mattino alla sera,
Volendo grandi effetti, volendo cause grandi,
Quando, vincitore cauto, domerà le cose,
E come in groppa a un cavallo salirà sul Tutto!
Oh! Splendidi bagliori delle fucine! Di più,
Dobbiamo penare di più! - quel che ignoriamo
Sarà forse terribile: Sapremo!
- Con il martello in pugno, passeremo al vaglio
Ciò che sappiamo: e poi, Fratelli, avanti!

A volte il nostro è un gran sogno pietoso
Di vita ardente e semplice, e lavoro, senza
Male parole, all'ombra del sorriso augusto
Di una donna amata con nobile amore:
Lavoreremmo fieri tutto il giorno,
Ascoltando il dovere come tromba che squilla:
E saremmo felici; e soprattutto
Nessuno, oh! Nessuno potrebbe mai piegarci!
Sopra il camino avremmo un fucile…


                                                                                                                                                                                              Arthur Rimbaud



Per saperne di più :





sabato 4 aprile 2020

L'elogio dell'artigianato - Step #06

Rovistando tra i miei quaderni dei tempi del liceo, ho avuto la possibilità di entrare in contatto con una scheda stropicciata, leggermente sbiadita e carica di sottolineature, dono della professoressa di storia e filosofia. Quanto stampato su di essa non ha molto a che vedere con la filosofia in sè e per sè, ma ci fornisce un chiaro esempio di quanto la storia dell'artigianato italiano sia stata molto spesso sottovalutata, trascurando in questo modo il suo ricco patrimonio.

Casualmente (oppure fortunatamente) il medesimo concetto è stato sviluppato nel corso della prova di italiano del mio esame di maturità. Al centro della mia discussione : "L'elogio del dilettante" di Pietro Citati, storico e critico letterario italiano ancora in vita.

In questo breve saggio, comparso in "La Repubblica" il 3 dicembre 2008, l'autore si erge in una critica tagliente nei confronti del nostro tempo, accusato di aver brutalmente sperperato il tesoro di sapienza artigiana accumulato con fatica nel corso dei secoli e di cui, forse, avremmo dovuto prenderci maggiore cura...


Pietro Citati


Ecco le sue dure parole :

"Confesso di non aver alcun rancore verso il nostro tempo, che oggi quasi tutti accusano di ogni crimine possibile, come se fosse la più barbara tra le età umane. Ma di una cosa è certo colpevole: ha sciupato e dissipato l'immenso tesoro di sapienza artigiana, che la civiltà aveva costruito nei secoli...
                                                         
Siamo ricoperti dagli oggetti: nascosti dagli oggetti; stanchi di quello che produciamo. Abbiamo smarrito la sensazione di come è fatta una cosa: del suo peso, del suo spessore, dei suoi colori e del valore simbolico che può assumere nella nostra vita. Non le amiamo più. Non possiamo amarle, visto che oggi sono diventate infinitamente sostituibili. Tutti gli oggetti del mondo hanno diritto alla nostra attenzione e al nostro rispetto...

Dobbiamo recuperare le virtù della civiltà artigiana, ritrovando la parsimonia, la sobrietà e quasi l'avarizia all´inizio del ventunesimo secolo."



Per saperne di più :






domenica 29 marzo 2020

Efesto artigiano - Step #04

Dopo aver approfondito le origini storico-etimologiche del termine "artigianato" e la sua presenza nella letteratura contemporanea e del passato, ci domandiamo ora : è possibile rintracciarne dei riferimenti anche nell'ambito della mitologia classica ? La risposta a questo interrogativo viene fornita direttamente da una delle divinità più controverse e dibattute dell'intero panorama mitologico greco : stiamo parlando del dio Efesto.

Dio Efesto
Efesto (dal greco antico: Ἥφαιστος, Hēphaistos) nella mitologia greca è il dio del fuoco, delle fucine, dell'ingegneria, della scultura, della metallurgia...Dunque, dell'artigianato in sè e per sè, che tutte le raccoglie e unisce.

La sua immensa fucina si trova nelle viscere dell'Etna, dove lavora incessantemente ai suoi progetti di ingegneria aiutato dai terribili ciclopi ed i colpi delle loro incudini fanno brontolare tutti i vulcani della zona. I simboli ad esso accostati sono il martello da fabbro, l'incudine e le possenti tenaglie. Nella mitologia romana, vi era una figura divina simile ad Efesto ed era il dio Vulcano.


Efesto dona a Teti la corazza che ha forgiato per Achille






Efesto venne concepito da sua madre Era solo per vendetta nei confronti del marito Zeus per via di tutte le amanti avute nel corso dei millenni.

Tuttavia, non appena lo vide, Era lo scaraventò dall'Olimpo, facendolo cadere giù. Efesto era piuttosto brutto, claudicante e deforme dalla nascita (sebbene alcune leggende dicono che questo fosse il risultato della sua rovinosa caduta dall'Olimpo) e riusciva a camminare solo grazie all'ausilio di un bastone.

Nell'Iliade Efesto stesso racconta di come continuò a cadere per molti giorni e notti, per poi finire nell'oceano, dove venne allevato dalle Nereidi, ninfe marine, che gli donarono una grotta come fucina.
Efesto decise allora di prendersi la sua vendetta su Era, realizzando per lei un magico trono d'oro che, non appena ella vi si sedette, la tenne imprigionata, impedendole di rialzarsi. Gli altri dei supplicarono Efesto di tornare sull'Olimpo e liberarla, ma egli si rifiutò farlo.

Allora Dioniso, dio del vino e dell'estasi, fece in modo di ubriacarlo e lo riportò indietro legato sul dorso di un mulo. Efesto accettò allora di liberare Era, a patto che lo avessero riconosciuto come dio. Tra Efesto ed Afrodite si tenne un matrimonio combinato e alla dea della bellezza, che ripugnava il bruttissimo marito, segretamente innamorata del dio della guerra Ares, più volte lo tradì.

Efesto, stanco di essere continuamente deriso dalla dea della bellezza, scelse di abbandonare per sempre l'Olimpo, facendo ritorno nelle viscere del monte Etna in cui era stato allevato.

Il dio del fuoco non costruì semplicemente monili preziosi, ma anche dei veri e propri "robot"dall'aspetto umano (così come questi potevano essere intesi all'epoca), impiegati nella sua officina come umili inservienti. 


Anche a Pompei, su un affresco oggi conservato al Museo Archeologico di Napoli, si trova una rappresentazione della sua officina.


Affresco di Efesto a Pompei


Fonti di riferimento  :