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mercoledì 27 maggio 2020

L'artigianato ed il valore del ricordo - Step #20

Il tema dell'artigianato fa capolino anche in una delle più celebri opere realizzate da Giacomo Leopardi : lo Zibaldone,  il diario personale che raccoglie una enorme quantità di appunti, riflessioni e aforismi, scritti tra il 1817 e il 1832.

Infatti, tra queste pagine è possibile scorgere il tema fondamentale della ricordanza (o rimembranza), il ricordo rivissuto, in grado di proiettare l'animo in una dimensione del passato ancor viva. A livello artistico, la rimembranza può connotare luoghi e situazioni con la visone immaginosa propria della fanciullezza.


Copertina dello "Zibaldone" leopardiano

Come riportato nel diario del poeta recanatese :

"Per la copia e la vivezza delle rimembranze sono piacevolissime e poeticissime tutte le immagini che tengono del fanciullesco, e tutto ciò che ce le desta. Nel che tengono il primo luogo gli antichi poeti, e fra questi Omero. Siccome le impressioni, così le ricordanze della fanciullezza in qualunque età, sono più vive che quelle di qualunque altra età...
E per la stessa ragione ci è piacevole nella vita anche la ricordanza dolorosa, e quando bene la cagion del dolore non sia passata, e quando pure la ricordanza lo cagioni o l'accresca, come nella morte de' nostri cari, il ricordarsi del passato.

(Zibaldone, 25 ottobre 1821)


La dimensione del ricordo risulta essenziale, poichè genera una tensione emozionale tra presente e passato, che risulta indispensabile per scavalcare tramite il sentimento il dato scarno della ragione.
L'artigianato non rappresenta forse il tentativo di conservare la memoria del nostro passato mediante la creazione di oggetti in grado di testimoniare il passaggio dell'uomo sulla Terra ?

L’artigianato è memoria di ciò che si è, delle abilità apprese nei secoli e trasmesse di padre in figlio,  da un tempo lontano fino ad oggi.

Vaso di ceramica



Osservando un comune vaso in ceramica, chiunque potrebbe riportare alla propria mente immagini ed emozioni di un passato oramai remoto : l'immagine di una nonna intenta a riporvi le rose appena raccolte, quella di un vasaio occupato nella sua lavorazione al tornio o il decoratore che ha realizzato i disegni sulla superficie...

In conclusione,  ogni oggetto che ci circonda, frutto della grande sapienza artigiana, è latore di un ricordo "rinchiuso" nella nostra memoria che, in questo modo, è in grado di riemergere e di donarci gioia.


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mercoledì 20 maggio 2020

Il valore dell'abilità durante l'Illuminismo

La relazione tra l'Illuminismo e la cultura materiale è da rintracciare nei concetti-chiave di progresso e miglioramento : l'uomo aveva il potere di accrescere il controllo sulle proprie condizioni materiali in virtù delle sue abilità.

L’Encyclopédie di Diderot, una vera e propria "bibbia" sul lavoro tecnico pubblicata dal 1751 al 1772, celebrava le persone dedite a svolgere bene un lavoro come fine in sé e l’artigiano fu assunto come emblema della concezione illuminista. In che senso l’Encyclopédie proclamava che il lavoro dell’artigiano costituiva un’icona dell’Illuminismo? L’opera poneva sullo stesso piano di dignità le arti liberali e le arti meccaniche, riportando il lavoratore manuale alla stessa dignità dell’artigiano della Grecia arcaica. L’opera riflette molto intorno ai concetti di utilità e inutilità. Per Diderot la noia era il più corrosivo dei sentimenti umani e celebrava così la vitalità più che le sofferenze del lavoratore manuale, perché ne emergesse una condizione meritevole di ammirazione più che di semplice compassione e talvolta di odio.

"Encyclopedie" di Diderot


Il lavoro ben fatto, nelle riflessioni di numerosi filosofi illuministi, si collocava nell'intersezione tra pratica e talento. Il perseguimento della qualità, motivazione fondante dell'artigiano, è a sua volta una questione di azione e di limite all'azione.
Sorge spontanea una domanda : la macchina si sarebbe rivelata un potere al quale sottomettersi ?

Diderot risponde riconoscendo il più fondamentale dei limiti umani: l'assenza di un linguaggio volto ad abbracciare il corpo umano, in particolare il corpo dell’artigiano intento al lavoro.
 Nè il lavoratore, né l’analista del lavoro possono realmente descrivere e spiegare ciò che avviene nell'atto dell'opera. Il limite risiede proprio nel talento.
Diderot giunse inoltre ad una lapidaria conclusione : quest'ultimo, impegnandosi in prima persona in attività di artigianato, scoprì che non era in grado di comprendere intellettualmente ciò che non era capace di svolgere bene nella pratica.



Denis Diderot


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venerdì 15 maggio 2020

L'Uomo-artigiano : la qualità al servizio dei secoli

Richard Sennett (Chicago, 1º gennaio 1943) è un sociologo, critico letterario e scrittore statunitense che si è occupato soprattutto dei temi della teoria della socialità, del lavoro e degli effetti sull'individuo della convivenza nel mondo moderno soggetto ad una progressiva urbanizzazione.

Richard Sennet


Tra le sue opere principali ricordiamo il celebre "L'uomo artigiano", al cui interno viene posta in risalto l'importanza di saper fare bene le cose per il proprio piacere. Questa regola di vita semplice ha consentito lo sviluppo di tecniche raffinate e la nascita della conoscenza scientifica moderna. Fabbri, orafi, liutai erano in grado di unire la conoscenza materiale e le abilità manuale: mente e mano funzionavano rinforzandosi, l'una insegnava all'altra e viceversa. Ma non è il solo lavoro manuale a giovarsi di questa potente sinergia. Perché chi sa governare se stesso e dosare autonomia, sostiene lo scrittore, non soltanto saprà costruire un meraviglioso violino, ma sarà anche un cittadino giusto.


Copertina del libro "Uomo artigiano"

L'uomo artigiano si propone di raccontare di ingegneri romani e orafi rinascimentali, di tipografi parigini del Settecento e fabbriche della Londra industriale, un percorso storico attraverso cui Sennett ricostruisce le linee di faglia che separano arte e artigianato, creazione e applicazione.

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domenica 26 aprile 2020

Le parole dei grandi...

"La differenza tra la parola dell'artigiano e un comandamento divino sta nel fatto che per quest'ultimo c'è stato bisogno di metterlo per iscritto, e malgrado ciò con gli incresciosi risultati che si conoscono."


Jose Saramago


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domenica 5 aprile 2020

Il fabbro - Step #07

Palazzo delle Tuileries,
                                                       verso il 10 agosto 1792


Col braccio sul martello gigante, tremendo
D'irruenza e grandezza, fronte vasta, ridendo
Come una tromba di bronzo, con tutta la bocca,
E avvinghiando allo sguardo feroce quel grassone,
Il fabbro parlava con Luigi Sedici, un giorno
Che il Popolo smanioso gli stava intorno,
Strusciando su quegli ori i suoi panni sporchi...

"Oh, tutti gli Infelici, coloro che hanno la schiena
Arsa dal sole crudele, e che vanno, e che vanno,
E a quel lavoro sentono spaccarsi la fronte…
Giù il cappello, borghesi! Questi, sono gli Uomini!
Siamo Operai, Sire! Operai! Siamo per i nuovi
Tempi grandiosi in cui si cercherà di sapere,
In cui l'Uomo costruirà dal mattino alla sera,
Volendo grandi effetti, volendo cause grandi,
Quando, vincitore cauto, domerà le cose,
E come in groppa a un cavallo salirà sul Tutto!
Oh! Splendidi bagliori delle fucine! Di più,
Dobbiamo penare di più! - quel che ignoriamo
Sarà forse terribile: Sapremo!
- Con il martello in pugno, passeremo al vaglio
Ciò che sappiamo: e poi, Fratelli, avanti!

A volte il nostro è un gran sogno pietoso
Di vita ardente e semplice, e lavoro, senza
Male parole, all'ombra del sorriso augusto
Di una donna amata con nobile amore:
Lavoreremmo fieri tutto il giorno,
Ascoltando il dovere come tromba che squilla:
E saremmo felici; e soprattutto
Nessuno, oh! Nessuno potrebbe mai piegarci!
Sopra il camino avremmo un fucile…


                                                                                                                                                                                              Arthur Rimbaud



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sabato 4 aprile 2020

Le parole dei grandi...

“Nel caso dell'artista come in quello dell'artigiano, si vede in modo chiarissimo che l'uomo meno di tutto riesce a possedere ciò che gli appartiene più strettamente. Le sue opere lo lasciano, come gli uccelli il nido in cui furono covati.”




Johann Wolfgang von Goethe

L'elogio dell'artigianato - Step #06

Rovistando tra i miei quaderni dei tempi del liceo, ho avuto la possibilità di entrare in contatto con una scheda stropicciata, leggermente sbiadita e carica di sottolineature, dono della professoressa di storia e filosofia. Quanto stampato su di essa non ha molto a che vedere con la filosofia in sè e per sè, ma ci fornisce un chiaro esempio di quanto la storia dell'artigianato italiano sia stata molto spesso sottovalutata, trascurando in questo modo il suo ricco patrimonio.

Casualmente (oppure fortunatamente) il medesimo concetto è stato sviluppato nel corso della prova di italiano del mio esame di maturità. Al centro della mia discussione : "L'elogio del dilettante" di Pietro Citati, storico e critico letterario italiano ancora in vita.

In questo breve saggio, comparso in "La Repubblica" il 3 dicembre 2008, l'autore si erge in una critica tagliente nei confronti del nostro tempo, accusato di aver brutalmente sperperato il tesoro di sapienza artigiana accumulato con fatica nel corso dei secoli e di cui, forse, avremmo dovuto prenderci maggiore cura...


Pietro Citati


Ecco le sue dure parole :

"Confesso di non aver alcun rancore verso il nostro tempo, che oggi quasi tutti accusano di ogni crimine possibile, come se fosse la più barbara tra le età umane. Ma di una cosa è certo colpevole: ha sciupato e dissipato l'immenso tesoro di sapienza artigiana, che la civiltà aveva costruito nei secoli...
                                                         
Siamo ricoperti dagli oggetti: nascosti dagli oggetti; stanchi di quello che produciamo. Abbiamo smarrito la sensazione di come è fatta una cosa: del suo peso, del suo spessore, dei suoi colori e del valore simbolico che può assumere nella nostra vita. Non le amiamo più. Non possiamo amarle, visto che oggi sono diventate infinitamente sostituibili. Tutti gli oggetti del mondo hanno diritto alla nostra attenzione e al nostro rispetto...

Dobbiamo recuperare le virtù della civiltà artigiana, ritrovando la parsimonia, la sobrietà e quasi l'avarizia all´inizio del ventunesimo secolo."



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mercoledì 25 marzo 2020

Artigiano o artista ? L'amore per il fare - Step #02


Dopo un lungo peregrinare, ci imbattiamo in un interrogativo quantomai legittimo per chi, "filosoficamente" parlando, non si accontenta per certo di restare sulla "superficie" della conoscenza, ma predilige approfondirne il contenuto, esplorando senza riserve il "mare magnum" di una realtà molto spesso ignorata. In seguito ad una rapida analisi etimologica del termine "artigianato" negli articoli precedenti, ritengo opportuno rispolverarne la storia, quella vera unita...ad un po' di fantasia !

La parola-chiave di questo percorso proviene direttamente dal latino, la radice della nostra lingua, ed ha origine illustri. Essa deriva infatti dal sostantivo "artes", che significa "arti", "mestieri" che, mediante un supposto aggettivo "artensis", è divenuto successivamente "artesianus", da cui il termine "artigiano" vero e proprio. E' dunque l'arte il motore linguistico di questo lemma, colei che ne ha provocato l'esistenza nel nostro parlare quotidiano. Sebbene la definizione qui riportata operi una netta distinzione tra "artigiano" ed "artista", io ritengo tuttavia che tra di essi sussista una stretta relazione, molto più profonda di quanto si possa comunemente intendere, a riprova dell'unione etimologica tra "ars" ed "artesianus".

Basti pensare che nel Medioevo esisteva la parola "artista", ma non "artigiano". All'epoca l'artigiano era considerato una figura importantissima, nonostante non esistesse una parola che lo identificasse appieno.
La differenza tra le due figure era quasi inesistente, in quanto l'artigiano veniva ritenuto un vero e proprio artista e la sua rilevanza sociale era altissima.
Purtroppo, con il trascorrere del tempo, il concetto di arte e di artigianato venne mutato a sfavore degli amanti della bottega. I celebri trattati di Leon Battista Alberti, poliedrico artista rinascimentale, iniziarono a porre in evidenza l'importanza dell'intelletto rispetto alla manualità. Ma questo fu solamente l'inizio.

La vera spaccatura tra l'importanza dell'intelletto e quella che veniva considerata la becera rilevanza della manualità divenne tangibile con la nascita delle Accademie.  Queste ultime posero ulteriormente in risalto la differenza tra il sapere di natura accademica ed il "semplice" sapere di bottega. Già in questo periodo, dunque, si stava ritornando indietro...
Le prime memorie dell'uomo sono legate infatti ad un concetto di bellezza associato alla natura : l'arte veniva impiegata per esprimerla. Di conseguenza, veniva definita arte sia l'opera di un pittore, che quella di un falegname. La bellezza era l'unico comune denominatore. 

Arte-artigianato-bellezza : tre parole unite sin dall'origine, separate nel corso della storia dell'umanità. Non siete ancora del tutto convinti ? Credete ancora che vi sia differenza tra i primi due termini ? Proverò allora convincervi con un racconto di pura fantasia.

Tornitura di un vaso


Immaginiamo ora un uomo, solo nella propria stanza, intento nelle comuni occupazioni domestiche. Si avvicina con passo lento alla finestra, che si affaccia su un modesto giardino. Ammira la bellezza dei suoi tulipani, ne osserva i colori, resi ancora più belli dai raggi del sole. Decide di raccoglierli e portarli in casa, dove potrà contemplarli più spesso. E' tuttavia sprovvisto di un vaso in grado di accoglierli. Perchè non ricrearne uno sul momento ? Ricorda di avere delle ceramica ed un tornio, così si appresta alla realizzazione della propria opera d'arte. Lavora di mano e di ingegno, giungendo alla fine della sua piacevole attività. Ecco, ora deve solamente asciugare e tutto sarà pronto. Con la più mirabile combinazione della manualità  e dell'intelletto, l'uomo tramuta in realtà il pensiero. Non è forse arte questa ? E' davvero utile discernere queste due componenti insite
nell'ambizione umana di creare e di fare ? Arte ed artigianato possono ancora essere distinti ? Ai posteri l'ardua sentenza...

Tuttavia, abbandonando per un istante la fantasia, è possibile rintracciare l'importanza dell'artigianato anche in numerose opere della letteratura italiana e non. E, osservando le sue nobili origini, perchè non iniziare dal latino ? Ecco le parole di Seneca, che nelle sue "Lettere a Lucilio", esalta l'inesauribile creatività dell'uomo, definito "animale agile in ogni sua attività" :


"Ci chiedevamo se tutti gli animali abbiano coscienza della loro natura. Che l'abbiano appare chiaro soprattutto dal fatto che muovono le membra in modo appropriato e prontamente, come se esse fossero addestrate a tale scopo; non c'è nessuno che sia privo della capacità di muoversi agilmente. L'artigiano maneggia con facilità i suoi attrezzi, il pilota muove con abilità il timone, il pittore distingue rapidamente i colori che si è messo davanti in gran numero e varietà per fare un ritratto, e passa facilmente con lo sguardo e con le mani dalla cera all'opera: così l'animale è agile in ogni sua attività.“
(Lucio Anneo Seneca)






Fonti di riferimento : 



domenica 22 marzo 2020

Homo faber fortunae suae

Sin dalla notte dei tempi, caratteristica peculiare dell'uomo è quella del fare. Già Anassagora (496 a.C - 428 a.C.), celebre fisico pluralista, scrisse in un suo frammento :
                                   
                                         "L'uomo è intelligente perchè ha le mani".

Il filosofo mette in luce il fatto che l'uomo è l'unico tra gli esseri viventi dotato di mani. Viene dunque riportato il valore della tecnica, con la quale l'uomo è in grado di modellare la realtà e le cose a proprio piacimento. L'importanza dell'artigianato risiede proprio in questo : con il "fare" l'essere umano è il solo a piegare la realtà ai propri interessi.

Analizziamo ora la locuzione sopra riportata, "Homo Faber", per prima utilizzata da Appio Claudio Cieco nelle sue Sententiae. Questa massima sottolinea la possibilità di poter guidare autonomamente il proprio destino. Faber, infatti, è un termine tecnico che significa "artigiano, fabbro", rimando chiaro alla capacità dell'uomo di plasmare la materia e gli eventi.

Alcuni secoli dopo, venne coniata una nuova sentenza attribuita a Sallustio, nonostante l'autenticità sia tuttora molto discussa :

                                   
         "faber est suae quisque fortuna" (Epistulae ad Caesarem senem de re publica, 1, 1, 2)


Questa locuzione acquisirà notevole risalto nel Rinascimento, periodo in cui emerge appieno l'idea di un sapere non più fine a se stesso, ma funzionale all'azione pratica, quale strumento di costruzione del mondo circostante. Infatti, se nel Medioevo si riteneva che l'uomo fosse completamente succube del destino, ora gli viene conferita la possibilità di agire e di non soccombere ad una realtà già predeterminata.




Giunti a tal punto, risulta inevitabile chiudere il cerchio concentrando la nostra attenzione su Jean-Paul Sartre (1905 - 1980), filosofo francese considerato uno dei più illustri esponenti dell' Esistenzialismo, che in lui assume le sembianze di un umanesimo in cui ogni individuo è radicalmente responsabile delle sue scelte.


                                       "L'uomo si fa" (L'esistenzialismo è un umanismo)

Con queste lapidarie parole, Sartre esalta ulteriormente le potenzialità dell'individuo e la sua capacità di modificare la realtà mediante il suo intervento: l'uomo, all'inizio, non è proprio nulla, ma un progetto che deve realizzarsi per mezzo delle sue scelte e della sua azione nel mondo.